9) Nietzsche. Dio  morto.
Questo aforisma della Gaia scienza  uno dei passi pi famosi
dell'intera storia della filosofia. Esso merita la massima
attenzione anche nei particolari.
F. Nietzsche, La gaia scienza, aforisma 125 (vedi manuale pagine
183-184).

 125. L'uomo folle. - Avete sentito di quel folle uomo che accese
una lanterna alla chiara luce del mattino, corse al mercato e si
mise a gridare incessantemente: Cerco Dio! Cerco Dio!. E poich
proprio l si trovavano raccolti molti di quelli che non credevano
in Dio, suscit grandi risa. E' forse perduto? disse uno. Si 
perduto come un bambino? fece un altro. 0ppure sta ben nascosto?
Ha paura di noi? Si  imbarcato? E' emigrato? - gridavano e
ridevano in una gran confusione. Il folle uomo balz in mezzo a
loro e li trapass con i suoi sguardi: Dove se n' andato Dio? -
grid - ve lo voglio dire! Siamo stati noi ad ucciderlo: voi e io!
Siamo noi tutti i suoi assassini! Ma come abbiamo fatto questo?
Come potemmo vuotare il mare bevendolo fino all'ultima goccia? Chi
ci dtte la spugna per strusciar via l'intero orizzonte? Che mai
facemmo, a sciogliere questa terra dalla catena del suo sole?
Dov' che si muove ora? Dov' che ci moviamo noi? Via da tutti i
soli? Non  il nostro un eterno precipitare? E all'indietro, di
fianco, in avanti, da tutti i lati? Esiste ancora un alto e un
basso? Non stiamo forse vagando come attraverso un infinito nulla?
Non alita su di noi lo spazio vuoto? Non si  fatto pi freddo?
Non seguita a venire notte, sempre pi notte? Non dobbiamo
accendere lanterne la mattina? Dello strepito che fanno i becchini
mentre seppelliscono Dio, non udiamo dunque nulla? Non fiutiamo
ancora il lezzo della divina putrefazione? Anche gli di si
decompongono! Dio  morto! Dio resta morto! E noi lo abbiamo
ucciso! Come ci consoleremo noi, gli assassini di tutti gli
assassini? Quanto di pi sacro e di pi possente il mondo
possedeva fino ad oggi, si  dissanguato sotto i nostri coltelli;
chi deterger da noi questo sangue? Con quale acqua potremmo noi
lavarci? Quali riti espiatri, quali giochi sacri dovremo noi
inventare? Non  troppo grande, per noi, la grandezza di questa
azione? Non dobbiamo noi stessi diventare di, per apparire almeno
degni di essa? Non ci fu mai un'azione pi grande: tutti coloro
che verranno dopo di noi apparterranno, in virt di questa azione,
ad una storia pi alta di quanto mai siano state tutte le storie
fino ad oggi!. A questo punto il folle uomo tacque, e rivolse di
nuovo lo sguardo sui suoi ascoltatori: anch'essi tacevano e lo
guardavano stupiti. Finalmente gett a terra la sua lanterna che
and in frantumi e si spense. Vengo troppo presto - prosegu -
non  ancora il mio tempo. Questo enorme avvenimento  ancora per
strada e sta facendo il suo cammino: non  ancora arrivato fino
alle orecchie degli uomini. Fulmine e tuono vogliono tempo, il
lume delle costellazioni vuole tempo, le azioni vogliono tempo,
anche dopo essere state compiute, perch siano vedute e ascoltate.
Quest'azione  ancora sempre pi lontana da loro delle pi lontane
costellazioni: eppure son loro che l'hanno compiuta! . Si
racconta ancora che l'uomo folle abbia fatto irruzione, quello
stesso giorno, in diverse chiese e quivi abbia intonato il suo
Requiem aeternam Deo. Cacciatone fuori e interrogato, si dice che
si fosse limitato a rispondere invariabilmente in questo modo:
Che altro sono ancora queste chiese, se non le fosse e i sepolcri
di Dio?.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1976, volume
venticinquesimo, pagine 213-214.
